da Dante Alighieri
con Paolo Antonio Simioni e Giuseppe Paolo Cecere (Dramsam)
montaggio Giuseppe Paolo Cecere
Perché non si potrebbe amare una donna eternamente? Oppure, perché non potrebbe un amore umano introdurci nella pienezza dell'eternità? L'Amore infinito non ha bisogno di buttar via un amore apparentemente finito.
Dante ci inoltra sul terreno di una profonda meditazione, a partire da questi inerrogativi e considerazioni, nell'arco di tutta la Vita Nuova.
L'interpretazione di Paolo Antonio Simioni cerca di rispettare la complessa stratificazione di contenuto dell'opera dantesca: dall'autenticità del racconto dell'esperienza amorosa contingente del poeta, proposta con cifra interpretativa inusualmente minimalista e organica, fino alla equivocità e complessità quasi indecifrabile dei luoghi del testo in cui il segno lasciato dalla nuda parola non può che essere rivolto a un senso altro, più alto, forse ineffabile o segreto.
Lo spettacolo, nel suo semplice impianto, prevede la presenza di due interpreti, impegnati ad accompagnare il pubblico in un flusso capace di modificarsi ininterrottamente: dal monologo alla dizione poetica, dalla narrazione alla parola in musica, fino alla pura esecuzione musicale.
Le scelte musicali di Giuseppe Paolo Cecere del Dramsam, tutte datate tra il XIII e il XIV secolo, che compenetrano questo lavoro sulla Vita Nuova, si fanno testimoni della nascita della lirica in musica in vernacolo italiano, ma facendo ancora più attenzione a rendere ben presenti quelle voci della memoria e del sentimento care a Dante, che ancora parlano la lingua di Provenza e cantano l'amor cortese, le voci delicate di poeti/musicisti destinati a divenire leggenda e fondamento di buona parte della cultura europea successiva.
Uno spettacolo, infine, che, nonstante il rispetto dei linguaggi e dei codici culturali del tempo da cui veniamo richiamati, vuole renderli attuali in un gusto e un'estetica assolutamente contemporanei.
Dante Alighieri vive a cavallo tra il XII ed il XIII secolo, anni questi cruciali per la musica occidentale.
Se il XIII secolo vede il trionfare, ma anche il progressivo esaurirsi, di quella che era stata la lirica in musica dei trovatori, vede anche l'apparire di nuove forme e modelli destinati a determinare il futuro musicale dell'Europa.
La fine del XIII secolo è testimone dell'affermarsi della "polifonia", con la conseguente definizione di un sistema di scrittura adeguato alla trasmissione completa di una idea musicale.
Dante vive, musicalmente, tra la memoria della lirica,e della musica, dei trovatori e la presenza compartecipe alla nascita di un nuovo movimento musicale, l'Ars Nova italiana, destinato a definire una grandezza ed un prestigio musicale che, per le terre italiche, durerà fino al periodo barocco.
Le scelte musicali, tutte datate tra XIII e XIV secolo, che compenetrano questo lavoro sulla Vita Nuova si fanno testimoni di quegli aspetti particolari che questo fine/inizio secolo offrono alle menti sensibili. La nascita della lirica in musica in vernacolo Italiano è quasi contemporanea alla nascita del poeta e presenta le forme della "laude spirituale" che vede i suoi inizi ufficiali a Siena nella seconda metà del secolo e che ha tra le sue maggiori fonti conservate il laudario Magliabecchiano di Firenze, e ben presto una "nuova" musica vestirà poesie scritte nella "nuova lingua" cara al poeta, ed altre voci si sovrapporranno alla austera monodia, a costruire nuove architetture sonore. Ma accanto a queste rimangono ben presenti quelle vocie della memoria e del sentimento care a Dante, che ancora parlano la lingua di Provenza e cantano dell'amore cortese, le voci delicate e cortesi di poeti/musicisti destinati a divenire leggenda.
La musica, e queste musiche in particolare, viene qui a rapprsentare non solo il fondale del sentimento e della memoria ma anche una testimonianza sull'impossibilità di un "progresso" nell'arte, la testimonianza sensibile, e chiaramente avvertibile, di un "divenire" che non conosce progresso, ma solo differenti momenti poetici.
paolo antonio simioni
Specialista del metodo Stanislavskij.
Preparatore e pedagogo di livello internazionale.
Lavorando presso strutture come gli Studios di Cinecittà, ha formato negli anni giovani capaci di affermarsi rapidamente in produzioni di livello nazionale.
Come regista e attore viene accolto non ancora trentenne al Festival dei due Mondi di Spoleto con una versione ridotta del suo spettacolo su Hildegard von Bingen.
In tempi più recenti, è due volte ospite del Mittelfest, sempre in collaborazione con Marco Maria Tosolini.
Attore esperto in dizione poetica ha interpretato T.S.Eliot, E.Pound, E.Cardenal, D.Campana, G.Trakl, Dante...
Ha collaborato con Gabriele Vacis, Giuseppe Bevilacqua, Lena Lessing, Luciano Virgilio, Sergio Castellitto, Terence Hill, Omero Antonutti, Susanna Costaglione, Werner Di Donato, Marco Maria Tosolini, Leonardo Gementi, Mario Bottinelli Montandon, Davide Skerlij, Mahmoudan Hawead, Szirtés Andràs...
Circondato da uno staff di esperti del mondo dei nuovi media (musicisti elettronici, videomaker, web designer) da dieci anni produce performance multimediali, installazioni sonore e videoinstallazioni, che gli hanno permesso di partecipare alla 52a Biennale di Venezia, in collaborazione con Mario Bottinelli Montandon, grazie a Lucrezia De Domizio Durini (nota mentore di Joseph Beuys in Italia).
Formatosi con Susan Batson tra Berlino e Parigi, mantiene negli anni stretti rapporti di collaborazione con colleghi di livello europeo, fino a progettare con Lena Lessing (coach di Tarantino e Cate Blanchett) la fondazione di una compagnia internazionale e multilinguistica, che nasce ufficialmente il 28 gennaio 2011 con il debutto di “La confessione di Nikolàj Stavrogin”, produzione italo-ugro tedesca.
giuseppe paolo cecere
Nato in provincia di Gorizia è stato avviato giovanissimo agli studi musicali; durante gli studi filosofici, presso l’Università di Trieste, si è progressivamente dedicato alla musica antica approfondendo quindi, in Italia ed all’estero, lo studio degli strumenti ad arco storici. Ha seguito per alcuni anni i corsi di tecnica dell’attore (metodo Strasberg) tenuti da J. Vajavec, proseguendo quindi, nel corso degli anni successivi, la sua formazione teatrale all’interno di stages e corsi specifici e partecipando come attore-musicista a numerose produzioni sia in Italia che all’estero. Collabora con numerosi ensembles italiani e stranieri di musica antica ed è direttore dell’Ensemble Dramsam. Come solista di strumenti ad arco antichi e cantante ha tenuto concerti per prestigiose istituzioni italiane, europee ed extraeuropee (tra le altre: Philarmonie di Berlino, Palaix de Beaux Arts di Bruxelles, Kioy Hall di Tokyo, La Fenice di Venezia, Il Festival delle Nazioni, Il Gasthaig di Monaco di Baviera, Il Teatro Nazionale di Algeri, Stiriarte Graz…).
Ha pubblicato saggi ed articoli di organologia e filosofia della musica. E’ autore di colonne sonore di documentari e spettacoli teatrali. Dal '93 è docente presso la Accademia d'Arte Drammatica di Udine. Ha partecipato, come solista e direttore musicale, a numerosi lavori discografici per case italiane e straniere.