i suoni sono come le immagini
Giovanni Allevi, nel suo libro "La musica in testa"
Per avvicinarci, innanzitutto, alla dimensione fisica del suono, ascoltiamo un diapason che vibra. Subito, ascoltando questo flebile suono, potrebbe venirci in mente la seguente domanda: che cosa produce il diapason? Produce una nota, un suono, uno stimolo sonoro, oppure una vibrazione meccanica? Che differenza c’è tra tutte queste diverse definizioni?
Se parliamo di vibrazione meccanica affrontiamo evidentemente la dimensione fisica del suono. Se parliamo di suono, introduciamo la dimensione percettiva: i suoni non esistono, con le loro proprietà qualitative (altezza, intensità, ecc.) se non c’è nessuno che li ascolta! I suoni (così come le immagini, i colori, i sapori, i profumi) non sono semplici riproduzioni interne delle caratteristiche degli stimoli esterni: essi sono piuttosto elaborazioni complesse di tali stimoli.
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Esiste quindi una relazione stretta fra suono e immagine, una relazione che tutti siamo in grado di percepire, di apprezzare, di immaginare, ma i suoni non esistono se non c’è nessuno che ascolta, così come le immagini non esistono se nessuno le guarda? Ho cercato di creare delle immagini in cui si sentisse la musica, anzi in realtà penso di non aver creato nulla, ma solo di aver registrato ciò che accadeva durante. Io ascoltavo la musica e mi lasciavo trascinare, trasportare dalle sensazioni, le vibrazioni, la passione, la fatica, la concentrazione, la fisicità e la sensualità, quelle mani, braccia, gambe, schiene… occhi, cercando di vibrare semplicemente alla stessa frequenza e di trasformare tutto questo in immagini, tutto ciò esiste solo perché voi ora lo guardate???
Buona visione e… buon ascolto, grazie per il vostro tempo